TRA CUORE E RAZIONALITA' PAULA PACHECO RACCONTA LA VENDEMMIA 2020

di Maria Carla Magni

C’è una persona che rappresenta cuore, anima e mente nella squadra di Omina Romana: è Paula Pacheco, di origine argentina, agronoma e Direttore Tecnico dal 2007, anno di fondazione della cantina.

Ciò che oggi possiamo vedere e degustare è frutto anche della sua infinita ricerca, dedizione ed instancabile lavoro, profuso anno dopo anno nella costante crescita di Omina Romana.

Paula, che si definisce la “mamma” di questa realtà aziendale, ha scommesso fin dall’origine sul forte potenziale vitivinicolo del territorio laziale, fino a poco tempo fa non ancora ben esplorato, e anche merito della lungimiranza dell’imprenditore Dr Anton F. Boerner, ha puntato l’obiettivo sulla possibilità di produrre vino di qualità.

Oggi, con un pizzico di orgoglio, possiamo dire che la sfida è pressoché vinta, pur mantenendo costante l’impegno quotidiano e nonostante non sia ancora facile abbattere certi pregiudizi che puntano l’attenzione alle zone d’Italia vocate per definizione come terreno esclusivo di “vini nobili”.

Grazie alla perseveranza e allo studio, ma soprattutto allargando gli orizzonti e la mente verso un nuovo percorso, è stato possibile riportare splendore verso un territorio solo “enologicamente più giovane”, ma di antiche origini quale è quello laziale, dove viceversa si affacciano realtà vitivinicole di eccellenza e che meritano di essere esplorate.

Anno dopo anno i risultati della ricerca applicata in viticoltura insieme alla raccolta dei dati tecnici del ciclo produttivo del vigneto così come la continua formazione del personale di campo hanno permesso di alzare l’asticella della qualità sempre più in alto della materia "prima uva”, interpretando e delineando insieme lo stile e l’identità di Omina Romana.

Nel preciso riferimento dell’ultima vendemmia targata 2020, sebbene caratterizzata da un anno imprevedibilmente drammatico in tutto il mondo, il ciclo produttivo della vite ha dato risposte degne di nota, perché mentre nel mondo dominava il lockdown, il germogliamento e la maturazione della vite sono avvenute producendo risultati sorprendenti e mai scontati.

   

Paula, carica sempre di emozione, ha verificato ancora una volta quanto la natura riservi continuamente sorprese importanti per l’uomo: le piogge, arrivate in tempo utile per fornire l’acqua nella prima fase di crescita, sono state importantissime per affrontare il clima secco successivo, seppur sempre ventilato, grazie all’aria fresca proveniente dal mare.

Infatti è doveroso ricordare la posizione strategica nell’area di Velletri in cui si trovano i vigneti di Omina Romana, caratterizzata da un particolare microclima che ha permesso la crescita di un’uva sana dal punto di vista fitosanitario.

Paula prepara il suo gruppo di collaboratori con estrema cura guidandoli alla selezione scrupolosa della raccolta dell'uva - ridotta all’essenziale - per garantire il livello qualitativo di ciascuna varietà. E' bene precisare che la selezione non riguarda solo la fase della raccolta, bensì avviene già dai primi germogli ad inizio primavera e continua con la “potatura verde” che viene decisa in funzione delle particolari condizioni climatiche che si devono affrontare fino a concludersi nella fase finale di maturazione. In sintesi la coltivazione della vite è l'interpretazione di ogni singola annata.

Il clima caldo dei mesi di luglio e agosto, le tipiche escursioni termiche - che diventano più evidenti nella fase finale della maturazione - e le poche piogge da metà settembre, hanno significato per la vendemmia 2020 uve perfettamente sane e nella migliore sintesi a livello aromatico.

Molto favorite dal clima sono state le uve rosse tardive, come il Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, hanno manifestato un’ottima maturità fenolica, infatti il vinacciolo all’assaggio sensoriale dimostrava tannini vellutati e croccanti, senza alcuna astringenza.  Il microclima tipico della zona permette di portare le uve rosse tardive a questo stato di particolare consistenza aromatica, evitando la sovra maturazione che comprometterebbe il risultato qualitativo. 

La data della vendemmia viene decisa singolarmente per ogni vitigno e per ciascun clone in base all’obiettivo enologico che Simone Sarnà, l'enologo di Omina Romana, valuta per ogni etichetta che verrà realizzata con l’uva scelta nel perfetto stato di maturazione e quindi ideale per garantire lo stile Omina Romana. E' importante sottolineare che alla base le valutazioni  di raccolta sono diverse per ciò che servirà a comporre, per esempio, uno strutturato e complesso Viognier della Linea Ars Magna rispetto ad un Viognier più fresco che servirà a comporre l’uvaggio di un Hermes.

 

  

Anche la valutazione della data di raccolta cambia tra uve rosse e uve bianche, generalmente le uve bianche sono precoci mentre le uve rosse tardive. Tuttavia può capitare a volte una sovrapposizione di raccolta tra tardive bianche e precoci rosse in base all’obiettivo enologico che si vuole raggiungere, quest'ultimo elemento è sempre dettato alla fine dal ritmo della natura che indica il tempo giusto ed è ciò che rende variabile un’annata con l’altra.

In ultima analisi, ma non di minore importanza, ciò che sta profondamente a cuore a Paula è il coordinamento del lavoro con la sua squadra che permette di portare a compimento un risultato quale frutto armonioso tra ciò che offre la natura e ciò che si realizza nel lavoro “pensato” dell’uomo. La squadra di Omina Romana svolge un compito fondamentale durante la vendemmia e diventa un elemento imprescindibile con il risultato finale.

La vendemmia 2020 ha richiesto il doppio della capacità di lavorazione portando necessariamente ad un ampliamento sulla manodopera che potesse garantire sia le tempistiche precise sulla raccolta che sulla selezione qualitativa dell’uva. occhio rivolto alla solidarietà.

 

E per questa raccolta così particolare dell'anno 2020, Paula Pacheco ha rivolto volutamente un occhio alla solidarietà e sostenibilità, valori sempre fondamentali nel concetto produttivo di Omina Romana, coinvolgendo al fianco della squadra stabile della cantina anche l’Associazione onlus Mato Grosso, rivolta a favore delle popolazioni indigenti del Centro-Sud America, con l'aggiunta di manodopera tutta italiana. 

Paula ha personalmente selezionato e formato il personale con il metodo professionale aziendale con l'obiettivo di creare un contesto dinamico, con grande senso di condivisione e rivolto alla solidarietà. La squadra perfettamente integrata ha affrontato il lavoro in vigna con positività e grande affiatamento, spirito di servizio, senso etico e condivisione di valori. Il ricavato del lavoro prodotto è stato interamente devoluto all’Associazione a favore di villaggi bisognosi tra Colombia, Perù e Messico.    

Omina Romana è esattamente “Mens et Manus”, conoscenza ma anche manualità e sentimento e - nonostante tutto quello che è successo nel 2020 - è doveroso riconoscere che anche questa sfida è stata per Omina Romana un grande successo…ed è quello che la fenice, simbolo della cantina, insegna ogni giorno!

 

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